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Violenza sulle donne e religione: Rapporto sulla persecuzione religiosa di genere!
Violenza sulle donne e religione: Rapporto sulla persecuzione religiosa di genere!

Nell’ultimo approfondito rapporto sulla persecuzione di genere, la World Watch List di Open Doors del 2019 mostra come il genere comporti un’ampia differenza di modalità adoperate nella persecuzione religiosa. Mentre gli uomini subiscono un’oppressione religiosa che, a causa sia dell’ostracismo socio-economico che della brutale violenza fisica, è focalizzata, severa e manifesta, le donne invece, le quali affrontano una duplice persecuzione dovuta sia al loro sesso che al loro credo religioso, subiscono una persecuzione religiosa definibile violenta, occulta e complessa, che va dalla violenza sessuale al matrimonio forzato per arrivare allo stupro.

 

E’ stato riscontrato come nel 47% dei 50 paesi esaminati, la violenza sessuale sia comune tra le donne che si riconoscono come cristiane.

 

Rita, donna cristiana della città irachena di Qaraqosh, sta ancora sopportando il peso delle ferite nascoste della persecuzione. Aveva 26 anni quando i militanti dello Stato Islamico occuparono la sua città e fecero della ragazza una prigioniera (poiché lei apparteneva a quel gruppo di iracheni che decise di non abbandonare lì l’anziano padre). Nel corso di quattro anni, Rita venne venduta e comprata quattro volte come schiava sessuale, resistendo alle percosse, allo stupro, allo scherno, all’intimidazione, alla completa solitudine, fino al momento in cui è stata liberata nel 2017. Ha affermato che i militanti dello Stato Islamico vedono le donne cristiane come merce, che quindi può essere comprata, venduta e, in caso di disobbedienza, torturata.

 

In quanto cristiane, le donne sono ampiamente limitate sia nel loro libero arbitrio che nell’esercizio del culto religioso per mano di figure appartenenti sia all’ambiente domestico che alla società. Poiché le donne appartengono a tale cultura e in aggiunta a una minoranza religiosa, sono quindi particolarmente vulnerabili a quei persecutori che facilmente possono approfittarsi delle loro limitazioni e vulnerabilità. Le donne cristiane, rispetto alle altre, sono molto più esposte alla violenza sessuale, quindi allo stupro e al matrimonio forzato.

 

Dei 50 paesi esaminati, il 59% di questi ha definito la violenza sessuale come tipica della persecuzione religiosa. Le donne cristiane che non indossano gli stessi abiti delle donne musulmane, per es. il hijab, vengono facilmente ed immediatamente riconosciute, dunque possono essere soggette, anche in strada, a molestie sessuali.

 

Per le donne, lo stupro e la violenza sessuale sono collegati al concetto di onore e perciò questi vengono commessi intenzionalmente per disonorare sia le donne cristiane che la loro comunità. Se le donne non sono in grado di sostenere degli elevati modelli circa la loro sessualità, questo getterà le loro famiglie nella vergogna, perciò se una donna si converte al cristianesimo, sarà più esposta alla violenza sessuale. Lo stupro è spesso una deliberata forma di castigo come conseguenza della conversione al Cristianesimo.

 

Quando Esther aveva 17 anni, Boko Haram attaccò il suo paesino, Gwoza, a maggioranza cristiana, nello stato nigeriano del Borno e la sequestrò, insieme a numerose altre ragazze. I militanti fecero tutto ciò che era possibile per far sì che le giovani cristiane rinunciassero alla loro religione. Alcuni degli uomini volevano sposare Esther, ma poiché lei si rifiutò di assecondare le loro richieste, ovvero di rinunciare alla sua fede e di sposarsi, per punizione venne continuamente stuprata e alla fine venne messa incinta da uno dei diversi uomini che la violentavano.

 

Altri metodi di castigo, sempre a seguito della conversione, comprendono il divorzio forzato e la rinuncia forzata all’affidamento dei figli: degli stati osservati, il 35% ha accennato al divorzio forzato mentre il 31% ha fatto menzione della rinuncia coercitiva all’affidamento dei figli per le donne cristiane. Nel caso in cui la loro conversione al Cristianesimo venga manifestata, le donne sono spesso costrette a sposare un musulmano che ha il compito, quale nuovo marito, di fungere da vettore capace di riportare la donna verso la giusta religione. In altri casi, una ragazza cristiana viene rapita e costretta a sposarsi all’interno di una famiglia con una religione dominante. Il 57% degli stati esaminati ha rimarcato il matrimonio forzato quale mezzo di persecuzione nei confronti delle donne cristiane.

 

Maizah è una delle migliaia di donne che hanno affrontato un possibile matrimonio forzato quando scelse di abbandonare l’Islam per convertirsi al Cristianesimo. Quando la sua conversione venne rivelata, Maizah venne picchiata da un gruppo di uomini musulmani, i quali pretendevano che lei diventasse la quarta moglie di uno di quegli stessi uomini che l’avevano appena assalita. La donna fu costretta ad abbandonare la sua casa.

 

“Uomini e donne cristiane sono vittime di strategie diverse di persecuzione religiosa. Spesso le donne non hanno alcun mezzo legale o sociale per difendersi e per combattere contro queste violazioni dei diritti umani basilari. Il prezzo personale pagato da queste donne per le devastanti ferite emotive e fisiche subite a causa della loro fede è immane. Al tempo stesso, il prezzo pagato dall’intera comunità cristiana nei paesi identificati dal rapporto di Porte Aperte, è incalcolabile: vi sono intere comunità composte da migliaia e migliaia di membri spezzate nel profondo dalla vile persecuzione attuata contro madri e figlie”, ha affermato Cristian Nani, direttore di Porte Aperte/Open Doors Italia.

 

Per gli uomini la vessazione economica è classificata al primo posto come principale pressione della persecuzione religiosa, seguita dal fatto di essere messi alla berlina o rigettati socialmente, di essere vittime di violenza fisica, incarceramenti per mano di amministrazioni locali e persino costrizione al servizio militare. A causa di ciò, gli uomini sono più vulnerabili nelle loro posizioni fondamentali sia come capi religiosi sia come coloro che mantengono le famiglie. Poiché gli uomini vengono visti come coloro che prendono ostinatamente la scelta sbagliata sul piano religioso – al contrario delle donne, che vengono giudicate come fuorviate – è più probabile che gli uomini si ritrovino ad affrontare punizioni più dure, come l’abuso fisico e la tortura (da questa prospettiva, è meno probabile che le donne vengano uccise a causa della loro religione). Inoltre è molto più plausibile che gli uomini vengano arrestati dallo stato a causa della loro fede, infatti in un terzo dei 50 paesi esaminati emerge che il governo utilizza, come mezzi di persecuzione religiosa e di intimidazione, arresti, interrogatori, accuse di illegalità, imputazione di varie pene e prigionia indeterminata senza la presenza di un capo d’accusa. Al contrario, solo l’8% degli stati osservati è risultato usare tali modalità nei confronti delle donne. La violenza fisica verso gli uomini è stata emersa nel 36% degli stati. L’inserimento della tortura quale parte della violenza fisica ricorre solo negli uomini, tranne in Corea del Nord, dove si usa per entrambi i sessi.

 

Sia gli uomini che le donne fanno egualmente fronte al rigetto sociale e alla vergogna come metodo per allontanarli dalla religione che hanno scelto. Tutto ciò costituisce un preciso e potente mezzo di pressione sociale in quegli stati in cui vige esplicitamente un sistema basato sull’onore e sulla vergogna, come in India e in Pakistan.

 

La persecuzione a un primo sguardo

 

I cristiani rimangono uno dei gruppi religiosi più perseguitati al mondo. Sebbene la loro persecuzione prenda diverse forme, è definibile come ogni tipo di ostilità subìta a causa dell’identificazione con Cristo. I cristiani di tutto il mondo, a causa della loro fede, continuano a rischiare la carcerazione, la perdita delle loro case e dei loro beni, la tortura, lo stupro e perfino la morte.

 

(IMGPress, 21/03/2019)
Raccogliamo più firme possibili!
I dati del Rapporto di ACS, tra gennaio 2021 e dicembre 2022, parlano chiaro. Nel mondo, in un 1 Paese su 3, il diritto alla libertà religiosa non è pienamente rispettato. Vale a dire in 61 nazioni su 196. In totale, quasi 4,9 miliardi di persone, pari al 62% della popolazione mondiale, vivono in nazioni in cui la libertà religiosa è fortemente limitata.

Firma subito la petizione alla presidente Meloni per dimostrarle che siamo in tanti ad avere a cuore il bene di tanti nostri fratelli e sorelle!
Aderisci anche tu