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Il dramma della persecuzione e della discriminazione ai danni dei cristiani non è soltanto un fenomeno lontano!
Cristiani perseguitati e discriminati anche in Europa!
Il dramma della persecuzione e della discriminazione ai danni dei cristiani non è soltanto un fenomeno lontano, qualcosa che succede soltanto nei paesi a matrice islamica radicale o induista.

 

Si perseguono e si discriminano i cristiani anche in Europa. Vedrai il perché in questa mia comunicazione.

 

Ma prima di affrontare quanto succede in Europa, vorrei aggiornarti su due notizie, tutte e due buone.

 

La prima riguarda le attività delle Missionarie della Carità in India. La settimana scorsa ti raccontavo come i conti bancari delle suore di Madre Teresa di Calcutta in India sono stati congelati dal governo guidato dal partito nazionalista e induista, il quale ha annunciato che non rinnoverebbe la licenza che permette alle Missionarie della Carità di ottenere finanziamenti esteri, fondamentale per le loro attività nel paese.

 

Da tempo, i nazionalisti induisti accusano le suore di Madre Teresa di utilizzare le proprie attività di beneficenza e assistenza ai poveri per “convertirli al cristianesimo”.

 

Eh bene, ecco che propria questa settimana il governo indiano ha fatto retromarcia, senza alcuna spiegazione.

 

Infatti, il Ministero dell’Interno indiano non ha specificato cosa avesse motivato questo cambio di passo quando aveva indicato pochi giorni prima “che Le Missionarie della Carità non soddisfacevano più le condizioni di ammissibilità”.

 

Suor Sunita Kumar, portavoce delle Suore di Madre Teresa, si è detta sollevata da questa decisione, ma ha indicato di non sapere cosa avesse motivato il rifiuto iniziale, né questo rinnovamento.

 

La decisione iniziale del ministero dell’Interno indiano ha avuto conseguenze di vasta portata per le Missionarie della Carità. Le Suore di Madre Teresa gestiscono case adottive in tutto il paese, e per questo lavoro dipende da finanziamenti esteri.

 

Dopo il divieto del governo, si è temuto che le Missionarie della Carità non sarebbero più in grado di finanziare gran parte delle loro azioni. Aleteia

 

La seconda buona notizia è quella che riguarda la vittoria giudiziaria di una infermiera cattolica britannica, Mary Onuoha, licenziata in modo discriminatorio nel 2020 dal Croydon Trust Hospital di Londra, appartenente al Servizio Sanitario Nazionale, semplicemente per aver indossato una collana con croce d’oro.

 

Con l’aiuto del Christian Legal Center (CLC), Mary Onuoha ha vinto la causa contro l’ospedale londinese.

 

L’ospedale ha sostenuto che l’infermiera portava la collana in maniera “troppo visibile”. La sentenza della corte londinese, invece ha considerato il licenziamento della Onuoha discriminatorio e arbitrario, riconoscendo all’infermiera il diritto alla libertà religiosa, come quello di indossare una collana con la croce.

 

Andrea Williams, amministratore delegato del CLC, ha commentato: “Sin dall’inizio, questo caso era un attacco prepotente della burocrazia del Servizio Sanitario Nazionale al diritto di un’infermiera devota e operosa di indossare una croce, un simbolo riconosciuto e amato della fede cristiana”.

 

Adesso parliamo della persecuzione e della discriminazione dei cristiani nella nostra Europa.

 

L’Observatory on Intolerance Against Christians in Europe (OIACE), con sede a Vienna, ha appena pubblicato il suo attesissimo 2020 Report riguardo la persecuzione e la discriminazione a danno dei cristiani in Europa. Quanto pubblicato non sorprende, comunque spaventa.

 

In seguito, ti presento una visione d’insieme di quanto pubblicato del 2020 Report dell’OIACE.

 

Se sei interessato a leggere l’integralità del Report – altamente consigliabile – potrai trovarlo qui:

 

https://www.intoleranceagainstchristians.eu/fileadmin/user_upload/publications/files/Under_Pressure_Top_Five_Report_2020_01.pdf

 

Il 2020 Report individua 5 Paesi europei in cui le libertà dei cristiani sono state maggiormente violate nel corso del 2019/2020: Francia, Germania, Spagna, Svezia e Regno Unito.

 

In questi paesi, i cristiani sono per lo più colpiti in 4 settori della loro vita quotidiana: chiesa, istruzione, politica e lavoro.

 

*** In Inghilterra, le aziende e le organizzazioni cristiane che esprimono le loro opinioni – basate su convinzioni religiose – riguardo il matrimonio e la famiglia; o che sostengono le persone “che cercano volontariamente un cambiamento nelle preferenze sessuale” sono state costrette a chiudere i loro conti bancari a causa delle pressioni di gruppi radicali LGBTQ+.

 

Un esempio: un ristorante della catena americana Chick-fill-A è stato rimosso da un centro commerciale dopo che gruppi di radicali locali hanno protestato per le sue donazioni a gruppi cristiani.

 

Questi radicali hanno asserito che l’azienda aveva la reputazione di essere ostile ai cosiddetti diritti LGBTQ+ e così hanno chiesto il boicottaggio del ristorante Chick-fill-A fino a quando il centro commerciale non avrebbe confermato che il contratto di locazione non sarebbe stato rinnovato.

 

Altri esempi includono il Core Issues Trust e la International Federation for Therapeutic and Counseling Choice: entrambi sono stati informati dalla Barclays Bank che i loro conti sarebbero stati chiusi.

 

Queste organizzazioni potrebbero scomparire in futuro a causa dei tentativi di vietare la “terapia di conversione”, e con essa la consulenza psicologica, anche laddove una persona richieda questa forma di assistenza.

 

Inoltre, le agenzie di adozione cristiane vengono soppresse per lavorare secondo i loro valori cristiani. Inoltre, alle coppie cristiane viene impedito di diventare genitori adottivi a causa della loro fede.

 

In Spagna, i cristiani possono subire molestie sociali e legali semplicemente per esprimere apertamente i principi cristiani, sia nella sfera privata che in quella pubblica.

 

In alcuni casi, leader cristiani hanno dovuto affrontare cause penali per i cosiddetti “incitamenti all’odio”. In altri casi, i loro account sui social media sono stati sospesi per “intolleranza” o sono stati oggetto di campagne diffamatorie.

 

Le espressioni della fede cristiana e le convinzioni sui diritti alla vita dei bambini nel grembo materno, il matrimonio e la sessualità dal punto di vista religioso vengono discriminate e accusate di “estremismo”. Le convinzioni cristiane sono spesso considerate offensive nei confronti di altri gruppi, il che frequentemente porta all’autocensura.

 

Un esperto sull’argomento ha affermato: “La libera espressione delle idee cristiane su questioni controverse (aborto, eutanasia, sessualità, famiglia, ecc.) sta suscitando risposte forti, a volte fortemente aggressive, sia nei social network che nei media della sinistra politica. In alcuni casi, sono anche la base di azioni penali per “incitamento all’odio”.

 

*** In un altro fronte, il sacro diritto all’obiezione di coscienza, la clausola di coscienza, è minacciato principalmente in tre paesi.

 

L’assenza della clausola di coscienza in Svezia sta già colpendo i professionisti cristiani e l’intenzione di modificare questo diritto in Francia e Spagna potrebbe portare alla completa esclusione dei cristiani di alcune professioni, come il personale sanitario.

 

*** Riguardo all’educazione, due tendenze in questo settore destano preoccupazione.

 

In primo luogo, gli studenti universitari cristiani percepiscono che non possono discutere liberamente determinati argomenti o esprimere le proprie opinioni senza giudizio o conseguenze negative, il che porta frequentemente all’autocensura. In secondo luogo, varie nuove normative sull’educazione sessuale e relazionale violano gravemente i diritti dei genitori.

 

*** Rispetto ai cristiani convertiti di origine musulmana, questi sono molto vulnerabili. Molti di loro affrontano l’intolleranza e la violenza nei loro ambienti sociali e il pericolo che corrono viene spesso ignorato dalle autorità.

 

In Francia, un convertito testimonia: “Ho lasciato l’Islam per convinzione e quindi non ho subito persecuzioni fisiche, ma ho subito pressioni mentali e psicologiche. Si è ostracizzati, messi da parte, esclusi. C’è una pressione mentale e psicologica”.

 

Un altro convertito racconta: “In piena estate avevo una croce e, in metropolitana, sono stato aggredito verbalmente da un musulmano che mi ha insultato perché ha visto che indossavo una croce al collo. Nei quartieri popolari dove c’è una forte comunità musulmana, non esci con la tua croce”.

 

In Germania, gli ex musulmani convertiti al cristianesimo subiscono attacchi violenti da parte degli islamisti fondamentalisti.

 

I convertiti sono monitorati dalle comunità fondamentaliste islamiche che vivono in alcune aree calde. Vivere in queste zone li mette a rischio, quindi molti preferiscono nascondere la loro fede in pubblico o sui social media.

 

Temono anche che le loro famiglie nel paese di origine, o anche in Germania, possano soffrire per la loro conversione.

 

*** Durante lo stato di emergenza sanitaria dovuto alla pandemia del Covid-19, le chiese sono state ripetutamente discriminate e la libertà religiosa dei cristiani negata in vari Paesi.

 

Ciò è avvenuto o per l’uso ingiustificato e sproporzionato del potere da parte di pubblici ufficiali, come in Spagna, o attraverso divieti generali sproporzionati al culto pubblico, declassandolo a servizio non essenziale.

 

Il Report conclude chiedendo ulteriori ricerche nel campo dell’intolleranza e della discriminazione contro i cristiani in Europa a vari livelli, come evidenziato dai risultati.

 

La religione è una realtà sociale che non può essere ignorata dal mondo accademico, dai media o dalla politica.La religione svolge un ruolo fondamentale in una società stabile e sana.

 

È compito dell’Osservatorio sulla Cristianofobia non soltanto raccontare e denunciare gli episodi di cristianofobia ma anche, con il tuo supporto, di ottenere da parte delle istituzioni la condanna formale e azioni concrete per fermare ogni atto di persecuzione e discriminazione a danno dei cristiani.
Raccogliamo più firme possibili!
I dati del Rapporto di ACS, tra gennaio 2021 e dicembre 2022, parlano chiaro. Nel mondo, in un 1 Paese su 3, il diritto alla libertà religiosa non è pienamente rispettato. Vale a dire in 61 nazioni su 196. In totale, quasi 4,9 miliardi di persone, pari al 62% della popolazione mondiale, vivono in nazioni in cui la libertà religiosa è fortemente limitata.

Firma subito la petizione alla presidente Meloni per dimostrarle che siamo in tanti ad avere a cuore il bene di tanti nostri fratelli e sorelle!
Aderisci anche tu