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La forza dei martiri cristiani: "Preghiera ed Eucarestia"!
La forza dei martiri cristiani: “Preghiera ed Eucarestia”!

“Erano deboli, fragili e peccatori come noi, ma grazie alla preghiera hanno potuto essere dei veri testimoni di Cristo con la vita e con il sangue”. Pubblichiamo un estratto del libro, recentemente pubblicato da Acs, di Rebwar Audish Basa, “Un Sacerdote Cattolico nello Stato Islamico. La storia di Padre Ragheed Ganni”, da cui emerge che nei momenti di persecuzione il cristiano non mette in campo strategie di sopravvivenza, ma si preoccupa solo di cercare salvezza in Cristo attraverso la preghiera e i sacramenti. Tutto il resto lo farà Lui.

 

La preghiera nella vita di Cristo e dei cristiani e soprattutto quelli perseguitati è la sorgente di forza che si riceve in dono per testimoniare l’amore, la verità e la buona notizia evangelica con coraggio e determinazione. Infatti, attraverso la preghiera Gesù è riuscito a confrontare i suoi nemici, abbracciare la sua croce, “dare la sua vita per in riscatto per molti” (Mt 20,28), e perdonare dalla croce i suoi crocifissori, dicendo: “Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno” (Lc 23,34).

 

Un’altra preghiera di Gesù dalla croce è: “Eloì, Eloì lamà sabactàni?» che, tradotto, vuol dire: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,34). Questa preghiera di Gesù, come sappiamo è presa dal salmo 22 (v. 2). Questo salmo comincia con questo grido di sofferenza e di dolore, ma finisce con canto di gioia e di lode. La preghiera dei perseguitati, che è frequente nel Salterio, ci insegna come anche noi dobbiamo pregare e mettere tutta la nostra fiducia nel Signore come fanno i cristiani perseguitati e soprattutto i martiri. Loro prendono la loro forza e il loro coraggio dal loro rapporto con Dio, concretizzato nella preghiera e nell’opera di evangelizzazione.

 

Ho avuto l’onore di conoscere delle persone che il loro sangue è stato versato per Cristo. Loro erano come noi deboli, fragili e peccatori come noi, ma grazie alla preghiera hanno potuto essere dei veri testimoni di Cristo con la vita e con il sangue, e fra questi vorrei menzionare Padre Ragheed Ganni, che nonostante tutti i pericoli e le minacce di morte che riceveva per quasi 5 anni, ha potuto resistere e ha rifiutato di chiudere la chiesa, dicendo nelle sue ultime parole prima d essere sparato ed ucciso insieme ad altri tre giovani suddiaconi, suoi compagni: Waheed, Basman e Ghasan.

 

Le preghiere di Padre Ragheed erano in modo particolare: l’eucaristia, il rosario e le preghiere personali. per quanto riguarda l’importanza dell’eucarestia egli, al congresso eucaristico di Bari nel 2005, ha detto:

 

«… Qualche volta io stesso mi sento fragile e pieno di paura. Quando, con in mano l’Eucarestia, dico le parole ‘Ecco l’Agnello di Dio, che toglie i peccati del mondo’, sento in me la Sua forza: io tengo in mano l’ostia, ma in realtà è Lui che tiene me e tutti noi, che sfida i terroristi e ci tiene uniti nel suo amore senza fine. In tempi tranquilli, si dà tutto per scontato e si dimentica il grande dono che ci è fatto. L’ironia è proprio questa: attraverso la violenza del terrorismo, noi abbiamo scoperto in profondità che l’Eucarestia, il Cristo morto e risorto, ci dà la vita. E questo ci permette di resistere e sperare».

 

Anche il rosario aveva un grande ruolo nella vita di Padre Ragheed, la sua madre a questo riguardo ci racconta dicendo: «Prima di avere la notizia [del martirio] di padre Ragheed, mi dicevano: “Ma tu, come accetti che tuo figlio va e viene dalla chiesa, sapendo che l’hanno minacciato?”. Io rispondevo: “Non posso dirgli di lasciare la chiesa, perché lui è figlio della Chiesa. È vero che è mio figlio e l’ho fatto crescere, però è diventato figlio della Chiesa. Io non ho adesso nessuna autorità su di lui. Lui va e viene, ma non posso dirgli di chiudere la porta della chiesa!”. ‘Perché la gente ha sempre frequentato la chiesa, anche nel giorno della sua uccisione. Immagina, era il mese della Madonna (maggio 2007), il 28 del mese, e mi ha detto: ‘Ho portato dei rosari e ne ho distribuiti. Vedi quanta gente c’è che viene in chiesa e quelli vogliono che io la chiuda. Quando anche l’ultima persona non verrà più, potrò chiudere la porta della chiesa. Ma se anche un solo fedele andrà in chiesa, io sarò con lui”. Ed io dicevo: “O Maria, proteggilo Tu al mio posto, ovunque vada”».

 

Un esempio delle sue preghiere personali è la preghiera l’ha chiamata “La mia ultima preghiera”. Egli ha scritto questa preghiera a Mosul il 12 ottobre 2006, dopo aver partecipato al funerale di un suo amico sacerdote siro-ortodosso che si chiamava Padre Paulos Eskander. I terroristi islamici avevano rapito Padre Paulos alle ore 15.05 del 9 ottobre 2006 a Mosul. L’11 ottobre è stato decapitato dopo orribili torture. Si testimonia che il suo copro è stato tagliato a pezzi, con braccia e gambe amputate. Questo sacerdote martire credeva profondamente nell’unità della Chiesa in Cristo, e partecipava alle ricorrenze importanti di tutte le Chiese dei diversi riti a Mosul. Conservo un bel ricordo della sua presenza alla mia ordinazione sacerdotale nel Monastero di S. Giorgio a Mosul, il 10 settembre 2004.

 

Ecco le parole del- “La mia ultima preghiera”:

 

«Signore, non penso che gli altri vedranno questa mia preghiera come la preghiera pronunciata da un pessimista, perché tutti mi conoscono come un ottimista. E forse per un attimo si sono dimenticati e si sono chiesti il perché del mio ottimismo, soprattutto quando mi hanno visto nei miei momenti più difficili, sorridente, incoraggiante e capace di sostenere il prossimo. Però, quando ricorderanno i tempi di angoscia che ho vissuto e le difficoltà che ho affrontato – angoscia e difficoltà che hanno mostrato quanto debole io sia e quanto potente sia Tu – sapranno, o Signore mia speranza, che ho sempre parlato di Te, perché Ti ho conosciuto veramente e Tu sei stato la ragione del mio ottimismo, persino quando ho compreso che la mia morte si avvicinava. Ma lasciamo loro, affinché io adesso possa stare con Te. Ho una speranza da porre dinanzi a Te. Tu sai meglio di me in quale tempo viviamo ormai. E io sono un uomo … e so quanto debole sia l’essere umano. Voglio che Tu sia per me la forza, affinché io sia capace di non permettere a nessuno di umiliare il Tuo sacerdozio che io testimonio. Aiutami a non abbattermi e a non arrendermi per paura della mia vita, perché io voglio morire per Te, affinché io possa vivere in Te e con Te. Ora sono pronto ad incontrarTi. Aiutami a non essere debole nel momento della tentazione, perché Ti ho detto che conosco l’essere umano, ma Ti ho detto anche che conosco Te. O, mia forza… o mia capacità … o mia speranza».

 

(LaNuovabq, 28/09/2017)
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