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Cristiani perseguitati in Burkina Faso. Gli islamisti: o vi convertite o ve ne andate!
Cristiani perseguitati in Burkina Faso. Gli islamisti: o vi convertite o ve ne andate!

Sempre più difficile la situazione per i cristiani perseguitati nel Burkina Faso.

 

Sempre più critica la situazione nel Burkina Faso, paese africano dove da qualche tempo l’estremismo islamico ha dichiarato una vera e propria guerra ai cristiani. Attacchi, attentati, sacerdoti uccisi e adesso la minaccia finale: secondo quanto riporta l’ente benefico Aid to the Church in Need, almeno 2mila persone sono fuggite dai villaggi di Hitté e Rounga a seguito di attacchi cominciati a inizio settembre. Gli islamisti lasciano solo due alternative: o convertirsi all’Islam o andarsene, pena essere uccisi. “All’inizio di settembre, 16 uomini sono arrivati nel villaggio, intercettando gli abitanti che stavano tornando dai campi” ha raccontato un cristiano che viveva a Hitté. “Alcuni uomini hanno costretto le persone ad entrare nella chiesa dove hanno minacciato i cristiani e hanno ordinato loro di lasciare le loro case nei prossimi tre giorni, mentre altri hanno dato fuoco a qualsiasi cosa trovassero sul loro cammino. Ora Hitté è privo di cristiani e catecumeni”.

 

Solidarietà tra musulmani e cristiani

 

Sempre secondo Aid to the Church, ci sono almeno 7mila sfollati che si sono rifugiati nella città di Titao. La persecuzione nei confronti della comunità cristiana è cominciata nel maggio 2019 quando terroristi jihadisti hanno ucciso 5 persone. Nonostante la difficilissima situazione la Chiesa locale è attiva nell’organizzare iniziative di sostegno e aiuto anche pastorale ma soprattutto per le cure mediche di malati e anziani: “La situazione si sta rivelando molto difficile da affrontare, ma ha spinto a uno spirito di solidarietà tra il resto della popolazione di Titao, compresi i musulmani locali, che non condividono l’estremismo radicale dei terroristi e che aiutano la chiesa locale a fornire cibo e acqua per alleviare i bisogni primari dei rifugiati”. Da parte dello stato invece pochissimo aiuto, addirittura la polizia locale si rifiuta di recuperare i corpi dei cristiani uccisi. Alla base di tutto il conflitto etnico che nel paese dura da decine di anni, la maggioranza dei terroristi infatti sono membri del popolo Fulani. Sempre secondo la Chiesa locale, le armi arrivano dall’estero: “Qualcuno sta convincendo queste persone a prendere le armi e li sta rifornendo per uccidere i loro fratelli con i quali hanno vissuto in pace per anni fino ad ora”.

 

(Paolo Vites, IlSussidiario, 23/09/2019)
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